sabato 25 agosto 2018

B - 21 DOM. T. ORD.


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immagini,omelie e preghiere ha detto...

FAUSTI – Gesù ha parlato di Sé come del Pane disceso dal cielo: mangiare la Sua Carne e bere il Suo Sangue ci fa vivere del Suo Amore verso il Padre e i fratelli. Ora che si è pienamnte rivelato, chiede adesione a Sé.Trova però il muro dell'incredulità non solo presso i Giudei, ma anche presso i discepoli.
Sono colti da una crisi che porta molti ad allontanarsi da Lui.
Lo scandalo, che i discepoli subiscono nella sinagoga di Cafarnao, anticipa quello che subiranno il Venerdì Santo, quando Lo vedranno innalzato.
Le sue Parole, che noi consideriamo dure e inaccettabili, ci danno in realtà il respiro di Dio e ci aprono alla Sua Vita : sono Parole di Vita eterna, come dirà Simon Pietro ( 68).
Chi accoglie la Sua Parola di Figlio, ha il dono dello Spirito e della Vita di Dio.
”Le Parole che vi ho detto sono Spirito e sono Vita”(6,63).
La vita viene dallo Spirito, non dalla carne, che è viva solo per lo Spirito
Solo chi è sufficientemente libero dall'egoismo e dalle paure, è capace di aprirsi a parole di amore e di fiducia. Gesù ribadisce che credere al Figlio è dono del Padre.
Questo dono è offerto a tutti i suoi figli. Se così non fosse, Dio non sarebbe il Padre di tutti e Gesù non sarebbe il Figlio, per il quale tutto è stato creato.
L'incredulità è il grande mistero della libertà dell'uomo,che, schiavo dell'ignoranza e del vizio che ne consegue, è incapace di rispondere all'amore con l'amore.
Per questo il Figlio, che conosce il Padre,si addosserà sulla croce il male del mondo .
Molti Suoi discepoli., non solo alcuni, non credono, perchè trovano dura e scandalosa la Parola.
Invece di andare dietro a Gesù, si tirano indietro da Lui. invertono la direzione della loro vita e non camminano più "con Lui" : si allontanano dalla compagnia del Figlio, abbandonano la propria verità e tornano nelle tenebre.
Questa crisi colse molti di quelli che all'inizio Lo seguirono con entusiasmo, fino a quando videro che non realizzava le loro attese.
La stessa crisi, anche inavvertitamente, prende ogni discepolo che non vive ciò che celebra nell'Eucaristia.
L'Eucaristia infatti può essere un puro far memoria del Signore senza fare ciò che Lui ha fatto.
Per questo nell'ultima cena Giovanni non racconterà l'istituzione dell'Eucaristia, bensì la lavanda dei piedi (13,1...) per mostrare cosa essa comporta per la vita di ogni giorno.
I Dodici sono distinti dagli altri discepoli. Gesù chiede se Lo vogliono abbandonare anche loro.
Non è che voglia provocare una crisi : li provoca invece a riconoscerla, per risolverla.
I più grandi tradimenti si consumano nell'incoscienza : il male è il frutto amaro del dolce sopore dell'oblio.
La risposta di Pietro, a nome dei Dodici, è una adesione di fede.
Pietro aderisce a Lui e alla sua promessa di vita, anche se non ne capisce e condivide il modo.
Ama veramente Gesù e le sue Parole, anche se non le comprende.
Il suo è un inizio di fede, che si completerà nell'esperienza successiva, attraverso fughe e rinnegamenti.
Solo dopo capirà chi è Gesù e che cosa significano le sue Parole .

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,60-69.
In quel tempo, molti tra i discepoli di Gesù, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?».
Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza?
E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima?
E' lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita.
Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito.
E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio».
Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?».
Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna;
noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

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XXI Domenica del Tempo Ordinario

Libro di Giosuè 24,1-2a.15-17.18b.
Giosuè radunò tutte le tribù d'Israele in Sichem e convocò gli anziani d'Israele, i capi, i giudici e gli scribi del popolo, che si presentarono davanti a Dio.
Giosuè disse a tutto il popolo: "Dice il Signore, Dio d'Israele: I vostri padri, come Terach padre di Abramo e padre di Nacor, abitarono dai tempi antichi oltre il fiume e servirono altri dei.
Se vi dispiace di servire il Signore, scegliete oggi chi volete servire: se gli dei che i vostri padri servirono oltre il fiume oppure gli dei degli Amorrèi, nel paese dei quali abitate. Quanto a me e alla mia casa, vogliamo servire il Signore".
Allora il popolo rispose e disse: "Lungi da noi l'abbandonare il Signore per servire altri dei!
Poiché il Signore nostro Dio ha fatto uscire noi e i padri nostri dal paese d'Egitto, dalla condizione servile, ha compiuto quei grandi miracoli dinanzi agli occhi nostri e ci ha protetti per tutto il viaggio che abbiamo fatto e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati.
Il Signore ha scacciato dinanzi a noi tutti questi popoli e gli Amorrèi che abitavano il paese. Perciò anche noi vogliamo servire il Signore, perché Egli è il nostro Dio".

Salmi 34(33),2-3.16-17.18-19.20-21.22-23.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per cancellarne dalla terra il ricordo.

Gridano e il Signore li ascolta,
li salva da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito,
egli salva gli spiriti affranti.

Molte sono le sventure del giusto,
ma lo libera da tutte il Signore.
Preserva tutte le sue ossa,
neppure uno sarà spezzato.

La malizia uccide l'empio
e chi odia il giusto sarà punito.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi,
chi in lui si rifugia non sarà condannato.


Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 5,21-32.
Fratelli, siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore;
il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo.
E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei,
per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola,
al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata.
Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso.
Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa,
poiché siamo membra del suo corpo.
Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola.
Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

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